I diavoli rossi si rifugiano nel rugby

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La prestanza fisica è la stessa di tanti giocatori di colore, che hanno sfondato nel calcio grazie soprattutto alle loro doti atletiche. I volti però non sono quelli degli iper garantiti del pallone, baciati da successo e fama, ma hanno le cicatrici di un passato difficile, segnato da sofferenza e fame. I ragazzi africani, che alle sette di sera raggiungono, alla spicciolata, un campo senza erba alla periferia di Varese, sono tutti rifugiati o richiedenti asilo, accolti da tre cooperative del territorio. Il mercoledì e il venerdì si ritrovano per allenarsi perché sono loro i Diavoli Rossi, i giocatori della seconda squadra del Rugby Varese (Serie C, Poule Promozione), che partecipa al campionato di C2.

FAMIGLIA

Mentre i giovani di colore, la cui età è compresa fra i 18 e i 30 anni, arrivano all’allenamento, gli under 16, ancora sudati, rientrano negli spogliatoi, dove accolgono con un sorriso, una stretta di mano e un abbraccio i compagni stranieri, traducendo in gesti vivi e veri il concetto, spesso astratto, di integrazione. Stefano Malerba, l’anima della palla ovale varesina, erede di una famosa dinastia imprenditoriale e presidente del Consiglio Comunale di Varese, preferisce però insistere su un altro concetto: «Per questi ragazzi africani – osserva – poteva essere più facile giocare a pallone ma il rugby va oltre il campo perché è un modo di vivere. Negli 80 minuti della partita si sostengono i compagni, che non si lasciano mai soli e con cui, anzi, si avanza verso la meta. Più del risultato conta lo stare insieme, come si fa con gli avversari dopo la gara, davanti a una birra o a un piatto di pasta». L’esperienza dei Diavoli Rossi ha arricchito il rugby Varese: «Questi rifugiati che hanno alle spalle situazioni drammatiche e spesso guerre – prosegue Malerba – possono imparare l’italiano e le regole della nostra società ma trovano anche una nuova famiglia. Gli under 16, che vivono al loro fianco e non sono inquinati da pregiudizi, possono testimoniare come sia ricca anche per loro la relazione con i ragazzi africani».

SEI NAZIONI

L’iscrizione in C2, campionato in cui è ammesso un solo straniero, è stata possibile grazie a una deroga concessa dalla Federazione che il 17 marzo ha invitato a Roma i Diavoli Rossi per Italia-Scozia del Sei Nazioni. L’ultimo posto in classifica non scoraggia gli allenatori Giovanni Soldini e Leonardo Bianchi, con cui collabora il giovane Pietro Giola, e, se la partita dell’integrazione è già stata vinta, l’obiettivo è di aiutarli a trovare lavoro ma anche di farli diventare rugbisti veri come è capitato all’ivoriano Donald Olibo Yves Donald Djoukouehi: arrivato in Italia senza i documenti, non poteva essere tesserato ma poi è entrato in prima squadra.