Via Berni, c’è Fadani ma i conti al Varese non tornano mai

L’ennesimo triste copione sta toccando al Varese, di nuovo strangolato dai debiti e affranto da una situazione di deprimente precarietà. Se il passaggio di quote dal presidente uscente Claudio Benecchi al produttore cinematografico Enrico Fadani è solo questione di ore, sono gli equivoci e la mancanza di chiarezza a farla da padrone. Fra le cose che non tornano ci sono anche i concetti essenziali espressi nel comunicato con cui ha preso le distanze dal Varese Fabrizio Berni. Il manager emiliano, che fra maggio e giugno aveva realizzato il concordato stragiudiziale con i creditori accumulati dalla vecchia dirigenza, ha osservato di non collaborare più con la società da cui, come sostiene, avrebbe ricevuto il ben servito in data 28 ottobre 2018.
Peccato che un mese più tardi, il 28 novembre, proprio Berni avrebbe recitato un ruolo di primo piano nella riunione con i soci di Varese Concept, tra cui spiccavano Enrico Fadani e Luigi Malvestiti, e di esserne stato quindi il portavoce nel successivo incontro con il sindaco Davide Galimberti a Palazzo Estense, mentre il presidente Claudio Benecchi era stato tenuto (o si era voluto tenere) in disparte.
L’indicazione temporale di Berni fornita nel suo comunicato non è esatta o, se lo è, allora vuol dire che era in atto già da tempo una guerra intestina nel Varese, minato da una divergenza di opinioni fra Berni e Benecchi, sulla stessa linea di giudizio, invece, di Beppe Accardi, procuratore di riferimento della squadra e ispiratore dello sciopero, senza precedenti, inscenato dai biancorossi prima di Natale.
L’uscita di scena di Berni, amico di Enrico Fadani, è arrivata proprio alla vigilia del passaggio di quote da Benecchi al produttore cinematografico italo-tedesco che lo stesso Berni potrebbe ancora decidere di supportare, rendendo ancora più surreale la vicenda.
Il valzer di poltrone biancorosse e la mancanza di stabilità sono ulteriori sfregi al calcio varesino, in situazione drammatica. Oltre al pesante passivo accumulato dalla precedente gestione e alle vertenze ci sono anche i nuovi debiti a cui fare fronte. Lo stadio Franco Ossola, per ora, è rimasto senza luce e senza acqua, e per non restare senza calcio ha bisogno finalmente di progetti solidi e duraturi. Le nuove fondamenta biancorosse vanno edificate con cura e consapevolezza ma mai, come in questo momento, le radici del Varese sono fragili.