11 maggio 1999: i “Galletti” volano verso la “Stella”

Riviviamo le emozioni del decimo scudetto conquistato dalla Pallacanestro Varese vent'anni fa

Vent’anni fa, l’11 maggio del 1999, la Pallacanestro Varese vinceva il suo decimo scudetto, battendo in gara tre di finale, con il risultato di 73 a 64, Treviso, già sconfitta nelle prime due partite della serie decisiva: 77 a 71 al PalaIgnis, il 6 maggio, e 74 a 71 in trasferta, il 9 maggio.
Rivivere le emozioni di quei giorni indimenticabili è semplice. Basta chiudere gli occhi e abbandonarsi al ricordo che ognuno di noi custodisce nel proprio cuore di quella squadra unica e bella, ben rappresentata dalla sua maglietta senza sponsor ma con un vivace galletto fissato lì in mezzo fra il nome Varese e la scritta Roosters, «galletti», appunto, in inglese.

SENZA SPONSOR MA CON UN GALLETTO

Era una squadra unica quella allenata da Carlo Recalcati perché formata da uno zoccolo duro di talenti italiani: Gianmarco Pozzecco, Andrea Meneghin, Alessandro De Pol, Giacomo Galanda, Francesco Vescovi, Cristiano Zanus Fortes. A loro si affiancavano due stranieri di estrema qualità: Veljko Mršić, fondamentale per mantenere gli equilibri in campo, e il centro statunitense con passaporto portoricano Daniel Santiago.
In questo speciale di BiancoRossiNews riviviamo le emozioni di quei giorni attraverso le immagini realizzate dalla nostra emittente vent’anni fa e con i servizi, davvero meravigliosi, dei colleghi che all’epoca si occupavano per Rete 55 della Pallacanestro Varese: l’estroso Franco Ferraro a cui, come vedrete, Gianmarco Pozzecco, play e trascinatore dei galletti varesini, rifilerà un bacio sulla bocca, e il puntuale Roberto Pacchetti.

« PER FAVORE, NON CAMBIATE MAI»

Prima di farci travolgere da queste immagini da pelle d’oca, permetteteci di citare il felice incipit dell’articolo firmato da Luca Chiabotti sulla Gazzetta dello Sport che annunciava il decimo scudetto di Varese:

«Per favore, non cambiate mai. Troppe volte storie bellissime come quella della Stella conquistata da Varese, 21 anni dopo l’ultimo scudetto, sono finite come le altre, ingoiate dalla routine del professionismo, dei ragazzi che diventano campioni e si sentono superuomini.
Non cambiate perché questo scudetto racchiude in sé tutte le cose belle dello sport, i motivi per i quali uno si appassiona, soffre e gioisce come un matto per cose futili e stupende.
Non è retorica l’amicizia, la fiducia, l’armonia di una squadra che sa vincere divertendo e divertendosi, non è fatta di cartapesta una società che ha anteposto i valori alla logica del successo a tutti i costi. Se lo scudetto cambiasse la testa rossa di Gianmarco Pozzecco, la spontaneità di Andrea Meneghin, la saggezza di Sandro De Pol, l’intelligenza discreta di Jack Galanda, la serenità vincente di Cecco Vescovi, allora non ci sarebbe più nulla in cui sperare.
L’unica cosa certa è che questo trionfo non cambierà Carlo Recalcati, il grande artefice di una atmosfera irripetibile e di un gioco semplice e libero come l’aria e di chi, oggi, attraverso i figli ha sofferto più di tutti negli anni difficili, Toto Bulgheroni».

A proposito della famiglia Bulgheroni, proprietaria, all’epoca, del club, potrete incontrare nel nostro speciale anche Edoardo Bulgheroni, presidente, strafelice negli spogliatoi insieme agli altri galletti che oggi celebriamo a BiancoRossiNews.