Il portiere, un ruolo da romanzo

La sessantatreesima puntata di BiancoRossiNews presenta l'ultimo libro del giornalista Guglielmo Longhi e accoglie Pietro Carmignani, illustre protagonista del calcio italiano

La sessantatreesima puntata di BiancoRossiNews s’intitola «Il risveglio del portiere» con riferimento al libro di Guglielmo Longhi: il giornalista della Gazzetta dello Sport presenta il suo terzo romanzo (Edizioni Effedì) in cui, tra i protagonisti, compare anche Lamberto Boranga, ex portiere del Varese (1977-1978) che si è laureato in Medicina e oggi, alla soglia dei 78 anni, è a caccia ancora di un posto fra i pali nel campionato di Seconda Categoria.
La trasmissione è l’occasione per soffermarsi sul ruolo del portiere che richiede grande personalità. Ne parla Pietro Carmignani:l’ex numero uno di Varese, Juventus, Napoli e Fiorentina, che era stato vice di Arrigo Sacchi al Mondiale americano del 1994 e all’Europeo inglese del 1996, e da allenatore aveva vinto una Coppa Italia con il Parma, rivive alcune tappe della sua carriera, trascorsa su più fronti.
Fra gli aneddoti spicca quello sul ventiduenne Gigi Buffon, che si era fratturato la mano nell’amichevole persa dall’Italia in Norvegia (0-1) prima dell’Europeo del 2000. Carmignani era stato chiamato dal Parma, dove giocava Buffon, per allenarlo e infondergli fiducia dopo l’infortunio ma il portiere non brillava per puntualità, come racconta l’ospite di BiancoRossiNews: «In tre settimane Gigi era arrivato in ritardo due volte, mandando su tutte le furie il tecnico Alberto Malesani. Il nostro allenamento era alle dieci e Buffon, che rimaneva addormentato, si presentava alle undici meno un quarto. Lo affrontai a muso duro, minacciandolo di dimettermi se avesse sgarrato ancora. Da quel momento fu sempre puntuale e, proprio in quel periodo, gli dissi che un giorno sarebbe riuscito a vincere il Pallone d’oro. Purtroppo non l’hanno assegnato a lui, che l’avrebbe meritato più di tutti».
Carmignani spiega anche da dove viene il soprannome Gedeoneche lo ha accompagnato per tutta la sua vita sportiva: «Io mi chiamo Pietro ma negli anni Sessanta, quando ero “ragazzotto” e giocavo a Como, Vinicio Viani, allenatore toscano, mi ribattezzò come Gedeone, forse perché c’era un fumetto con un Gedeone protagonista, forse perché gli suscitavo simpatia… Fatto sta che, quando dal Como passai al Varese, nel 1967, su Tuttosport apparve una pagina con i volti nuovi della Serie A in cui io non venivo chiamato Pietro ma Gedeone Carmignani. Insomma, il soprannome che mi aveva affibbiato Viani già mi stava seguendo e poi non mi ha più abbandonato. Per cui tutti mi chiamano Gedeone o Gede».