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Coronavirus: allenamenti sì, allenamenti no. La terra dei cachi

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Coronavirus: allenamenti sì, allenamenti no. La terra dei cachi

Allenamenti sì, allenamenti no? La terra dei cachi. Sembra una strofa nuova, nuova della celebre canzone di Elio e le Storie Tese, ma questa volta non lo è. Il calcio lombardo continua ad essere sotto scacco del coronavirus. Tutte le partite dilettantistiche sono bloccate in ogni ordine e categoria fino a domenica primo marzo, anche se la proroga è già pronta per essere firmata negli uffici della federazione e non ci sarà alcun fischio d’inizio almeno fino a mercoledì 5. Fin qui tutto bene. Le disposizioni sono chiare ed è perfettamente normale che anche domenica 8 resti per il momento un’incognita.

E per gli allenamenti? Qualcosa è andato storto. Il primo decreto del Consiglio dei ministri aveva vietato l’apertura dei centri sportivi e così di seguito hanno fatto Regione Lombardia e Comuni negli ambiti territoriali di loro competenza, con conseguente blocco di tutta l’attività.

Poi il cambio di rotta e il nuovo Decreto ministeriale: per il governo, adesso, è possibile svolgere allenamento a porte chiuse con il divieto, almeno così sembra perché di questo non se ne fa voce, di utilizzare docce e quindi spogliatoi.

La situazione è quindi questa: ci si può allenare all’aperto, ma porte chiuse, nelle varie strutture in cui il sindaco ne concede la possibilità (soprattutto ove si tratta di impianti comunali), ma senza l’utilizzo delle docce.

Ora sorgono evidentemente alcune domande:

  • è normale allenarsi il mese di febbraio senza concedere la possibilità delle docce, con il rischio di ammalarsi di qualunque altra cosa dal coronavirus?
  • È normale pensare che allenamenti “a porte chiuse” possano riguardare anche squadre di piccoli calciatori che non posso essere autonomi da genitori e tutori?
  • E terzo: se alla ripresa finalmente della normale attività ci fossero squadre che si sono potute allenare e altre no, sarebbe una ripartenza alla pari per tutti?

Domande a cui si spera, a brevissimo, avremo un risposta. Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi.